Michele Prisco
[…] Si noti innanzitutto il taglio d’ogni singola tela: impaginata quasi sempre su un doppio piano con un uso diverso della spazialità e quasi sempre, si tratti di un paesaggio o d’un interno o, più raramente, d’una natura morta, accompagnata dalla presenza di alcuni oggetti ricorrenti […]
[…] Ma un dato è certo: nonostante l’ottica realistica con la quale queste immagini di cose persino familiari sono dipinte, nonostante la loro manifesta leggibilità, queste tele producono un’ atmosfera di straniamento e di mistero, addirittura di disagio, o di turbamento: come se Giovanni Manganaro, il tranquillo, sereno (ma forse all’apparenza) Manganaro, ci avesse messo a parte delle sue segrete e sinora inconfessate inquietudini.